Bail in: se la banca fallisce pagano i correntisti!

Pubblicato il 15 settembre 2015
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banche in fallimento: bail in

Bail in, le banche saranno salvate da azionisti, obbligazionisti e in ultima battuta correntisti e non più dal fondo di salvataggio statale.

Dal 2016 anche l’Italia adotterà il Bail in: il meccanismo che libera lo Stato dall’onere di salvare le banche che si dovessero trovare in gravi difficoltà finanziarie e senza la necessaria liquidità per poter operare normalmente. Ad accollarsi questo indesiderato compito saranno appunto azionisti, obbligazionisti e correntisti (con depositi superiori ai 100.000 euro, al di sotto di tale soglia si farà ricorso ad un fondo di garanzia finanziato dalle stesse banche). Secondo alcune stime, proprio per capitalizzare questo fondo, gli istituti di credito italiani dovranno versare un miliardo di euro, dal 2016 al 2024.

Questo è il risultato del Consiglio dei Ministri della scorsa settimana, su indicazione del premier Matteo Renzi e del Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, che hanno recepito la direttiva dell’Unione Europea circa il risanamento degli istituti di credito e del finanziamento delle imprese.

Ad oggi le situazioni più preoccupanti riguardano Cassa di risparmio di Ferrara, Banca Marche e Banca Popolare dell’Etruria, esse per porre rimedio potrebbero costituire una holding per il salvataggio e rilancio programmato. Per reperire le risorse necessarie (circa 1,5 miliardi di euro) saranno coinvolte le altre banche italiane e, se ciò non dovesse essere sufficiente, anche i titolari di obbligazioni subordinate.

Questa manovra potrà sicuramente stabilizzare la situazione patrimoniale degli istituti bancari e liberare da un peso notevole il bilancio dello Stato, ma, ancora una volta, l’onere ricade sull’investitore finale.

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