Business Story: ELON MUSK

Pubblicato il 18 maggio 2016
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elon musk tesla spacexElon Musk: Le origini di un mito

Nato in Sud Africa da madre canadese e padre del posto, Elon Musk era un elemento particolare già dall’infanzia. Antipatico a coetanei e professori si aggirava per la scuola sempre con un libro in mano. Imparò da solo la programmazione informatica, e a soli 12 anni vendette per 500$ il suo primo videogioco: Blastar.

Un giovane eccentrico che nel 1992, dopo essersi trasferito dal Canada agli Stati Uniti si laureò in economia e fisica alla Wharton School in Pennsylvania.

Nel 1995 si iscrive ad una laurea specialistica in fisica applicata e scienza dei materiali alla Stanford, ma dopo solo due giorni lascia la scuola per fondare con suo fratello Zip2, società che forniva indicazioni stradali online e che 4 anni dopo viene acquistata dalla Compaq, vendita che gli frutta 22 milioni di dollari.
paypal elon musk

Con questi soldi Musk cofondò nello stesso anno X.com, che nel 2000 si fuse con Confinity per diventare poi PayPal, la sua seconda mossa riuscita nell’arco di 6 anni. La PayPal che oggi tutti conosciamo venne poi acquistata dal colosso noto come Ebay fruttandogli questa volta ben 165 milioni di dollari.

L’ombra del Visionario

L’ascesa di questo imprenditore lo porta ad investire in due settori rischiosi, in cui nessuno credeva avrebbe potuto succedere, ma in cui lui vedeva le fondamenta del futuro: le auto elettriche e una compagnia di razzi spaziali. Musk come Jobs è un visionario, e capì in anticipo rispetto agli altri quanto l’ecosostenibilità sarebbe diventato un settore di fondamentale importanza in un futuro sempre più inquinato come quello che si prospettava in quegli anni, e col senno di poi non gli si può dar torto. Allo stesso modo l’atterraggio sulla luna è stato uno degli avvenimenti più importanti della storia, e il prossimo passo sarà di certo quello di atterrare su Marte, anzi iniziare a viverci, altro suo imponente obiettivo che non rinuncia a stringere.

 

I primi tre lanci di SpaceX non riescono ad entrare in orbita, causandogli perdite per svariati milioni di dollari, e la Tesla Motors non riesce a farsi strada nel competitivo mercato delle automobili. In quanto prima startup automobilistica americana da quasi 80 anni incontra non poche difficoltà nella fase di crescita, e Musk determinato ad andare avanti investe di tasca propria un milione dopo l’altro, vende la sua adorata Mclaren F1 per destinare i soldi al suo progetto numero 2. Raduna appassionati di batterie per migliorare una tecnologia – a suo dire – ancora in fase embrionale, e arrivato a 40 milioni di investimento coinvolge anche grandi personaggi come Sergei Brin e Larry Page, tra i fondatori di Google, per vendergli la sua azienda mangia soldi, ma non sono altro che tentazioni.

Musk non accetta mai un no come risposta, e da quando era giovane ha imparato a lavorare incessantemente e alla velocità della luce (in questo caso è opportuno dirlo) e con soli 18 dipendenti riesce a sfornare un primo modello roadster completamente elettrico, dal prezzo stratosferico di 90.000$. Un fallimento assicurato che non potrà mai portare ad un recupero sui 140 milioni investiti.

Come un Razzo

Complice la crisi economica del 2008 e il divorzio nello steso anno dalla sua prima moglie, Justine Musk, che dal 2000 gli aveva dato 6 figli di cui uno tragicamente morto in fasce, Elon è sull’orlo del baratro e osserva le sue convinzioni andare in frantumi, ma quando tutti lo davano per spacciato, Musk ce la fa.

elon musk spacex

Ecco il quarto lancio dello SpaceX: per la prima volta un’impresa privata riesce a lanciare un razzo spaziale in orbita, il Falcon 9, ma non si ferma qui perchè a bordo dello stesso c’è la prima capsula spaziale privata, Dragon, che atterra con successo alla Stazione Spaziale Internazionale siglando un secondo record nel giro di 24 ore.

Da un’impresa del genere la NASA coglie l’opportunità e subito firma un accordo da 1,6 miliardi di dollari per ricevere rifornimenti con i missili SpaceX, e questo accordo salva entrambe le società.

La rinascita di Tesla

Dopo aver rifornito le perdite e pagato i prestiti Musk assume la persona giusta: Franz von Holzhausen, che dopo essere passato dai gruppi Ford, GM e Volkswagen si butta in un impresa futuristica priva di storia, tutta da scrivere. Dopo soli 3 mesi di entusiasmo sfogato la Model S è disegnata al 95% ed è quasi pronta a fare il suo debutto sul mercato. Una grossa berlina che Mr. Tesla voleva a 7 posti e con uno schermo touch verticale da 17 pollici, perfetta per andarsi a posizionare tra le top di gamma del mercato.

tesla model s elon musk

Un altro esempio che distingue l’imprenditore sudafricano è quello del bisogno di soldi: se non bastavano mai riusciva sempre a trovarli. Nel 2009 Mercedes compra il 10% della società per 50 milioni, l’anno successivo il governo degli stati uniti gliene presta 465 (ripagati con gli interessi dopo il contratto con la NASA), e altri 50 milioni arrivano nello stesso anno questa volta per il 2,5%. A giugno viene quotata a Wall Street portando in cassa altri 226 milioni.

La Model S è veloce ma non vende abbastanza, mantenendo la Tesla in perdita. E’ di nuovo tentato di venderla, ma per 6 milioni non ne vale la pena. Sviluppa così il primo sistema di guida semiautonoma che la rilancia sul mercato, e nel 2013 ha venduto 23.000 esemplari in 3 continenti. Presto nasce anche la Model X, primo SUV completamente elettrico con un design accattivante, una sicurezza estrema e le portiere posteriori ad ali di gabbiano, che garantiscono un migliore accesso alla seconda e terza fila di posti. Doppio bagagliaio frontale e posteriore e spazio anche sotto i sedili per le valige di tutti i 7 passeggeri, e nonostante alcuni problemi riscquote un notevole successo.

Pochi mesi fa presenta la Model 3, la prima auto elettrica che verrà venduta nel 2017 all’accessibile prezzo di 38.000 dollari, incentivi esclusi, e prenotata da 325 persone con soli 1000 dollari. Un design impeccabile e una modernità tipici del marchio, che assicurano alla Rock Star della Silicon Valley un futuro per l’impresa,  anche se non privo di rischi.

Proiettato nel futuro

elon musk hyperloop

Ai suoi progetti si è aggiunto di recente Hyperloop: un treno a levitazione magnetica in grado di raggiungere i 1000 km/h con un bassissimo consumo energetico, e tragitterà da San Francisco a Los Angeles in soli 35 minuti; e SolarCity, progetto gestito principalmente da suo fratello e assai più ancestrale, è poco conosciuto ma punta alla rinnovabilità ed ecososteniblità tanto quanto Tesla. E’ infatti una delle prime compagnie di pannelli solari in America, che progetta, finanzia e installa sistemi solari con oltre 13.000 dipendenti.

Ultima ma non per importanza la sua scuola, Ad Astra, nata per educare i suoi 5 figli in un modo che a suo parere fosse all’altezza, accoglie un totale di 20 bambini, ed è nata dall’insoddisfazione di Elon per il sistema scolastico americano. La traduzione latina di Ad Astra è “verso le stelle“, il che rende perfettamente l’idea di come in questo luogo tutti siano valorizzati al massimo e spinti oltre come individui. Ogniuno ha delle tendenze che vanno enfatizzate, solo così si potrà eccellere davvero, ma questo non significa isolare l’istruzione, anzi. Ad Astra insegna in un modo completamente non convenzionale, partendo dal problema invece che dalla soluzione, insegnando quindi a risolvere i problemi già dalla tenera età, che spazieranno per tutte le materie. In quanto non convenzionale è molto apprezzata dai ragazzi, e questo dimostra un altro successo di Musk.

Un imprenditore atipico a tutti gli effetti che non concepisce dubbi sulle sue strategie. Si può dire che sia un guru, capace di far fruttare terreni aridi e di intuire l’investimento giusto al momento giusto nonostante la poca fiducia del pubblico. “La mia mentalità è quella di un samurai, preferirei fare harakiri che fallire“, e questo dice molto sul personaggio. Ci va coraggio, e lui ne ha da vendere: si mette contro chiunque non lo segua, lavora 18 ore al giorno senza sosta, e divide religiosamente la settimana in parti per seguire tutti i suoi progetti senza trascurare i figli.

L’impero di Elon

Il suo modello di business è abbastanza unico da venire chiamato Muskonomy, e può insegnare molto sulla differenziazione.

elon musk solarcity solar city impero

SolarCity e Tesla si basano sulla dimensione: maggiore è la produzione e maggiore è il potere contrattuale, minori i costi e migliori gli investimenti.

SolarCity ha bisogno di molta liquidità anticipata per installare pannelli a famiglie e aziende che pagheranno poi un canone, e per farcela ha ottenuto investimenti da banche, privati e istituzioni, tra cui la stessa azienda spaziale.

SpaceX invece gode di ottimi clienti (NASA e Governo) che pagano in anticipo, ma per farcela ha dovuto investire milioni. Grazie a questo modello può permettersi di avere liquidità in eccesso, soprattutto in futuro quando riusicrà a riutilizzare i razzi spaziali capaci di atterrare in verticale (guarda il video), e usa questi soldi per titoli di stato sicuri e brevi, capaci di aumentare il guadagno.

Inoltre la liquidità di SpaceX viene investita in SolarCity, che dopo un anno rende il 4,4%, molto più dei titoli di stato.

La collaborazione tra Tesla e SolarCity è invece propedeutica allo sviluppo di batterie migliori e più economiche, infatti Tesla ha di recente presentato PowerWall, la prima batteria domestica da 6,4 kWh in grado di accumulare l’energia prodotta dai pannelli solari durante il giorno per utilizzarla di sera quando se ne ha più bisogno e non sprecare neanche un elettrone puntando invece all’autonomia elettrica, ed è inoltre perfetta per caricare di notte la propria Tesla. Una piccola quanto grande rivoluzione.

SolarCity ha recentemente stipulato un accordo anche con le Hawaii per la creazione di un campo solare da 50 acri la cui produzione energetica verrà prima immagazzinata in una gigantesca batteria da 52 MWh per poi venire scaricata dalla rete dalle 5 alle 10 di sera, orario in cui il fabbisogno è maggiore. Tutto questo ad un costo inferiore rispetto alle fonti tradizionale, e ovviamente la batteria sarà Tesla.

Un circolo virtuoso perfetto che potrebbe rappresentare un potenziale pericolo per il futuro distribuendo sull’intero impero Muskiano sia i successi che le difficoltà di ciascuna impresa, ma che fin’ora ha funzionato più che bene e promette di farlo in futuro.

Tra le ultime dichiarazioni quella di voler morire su marte “solo non all’impatto”, e quella di essere pronto a lanciare in 5 anni 4000 satelliti in orbita bassa per creare una rete internet wi-fi globale accessibile anche dai luoghi più remoti. Non è l’unico che tenta l’impresa, ma per non essere in torto meglio non fare obiezioni sulle scelte di Elon Musk.