Cosa frena l’innovazione in Italia?

Pubblicato il 2 luglio 2014
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Come l'innovazione è importante per le PMI italianeAttraverso una ricerca condotta dal Cna e dalla Camera di Commercio di Roma sono stati individuati numerosi fattori che impediscono alle imprese di investire nell’innovazione.
Ecco quali sono stati i maggiori problemi identificati:

  • la ridotta dimensione delle imprese: infatti tra quelle con massimo cinque dipendenti hanno introdotto innovazioni il 35%; tra quelle che hanno da sei e nove dipendenti hanno introdotto innovazioni il 45% e tra quelle con almeno dieci dipendenti, hanno introdotto innovazioni il 61%;
  • insufficiente domanda di servizi a causa di una innovazione legata più a design e creatività che non alla tecnologia;
  • divario troppo ampio tra Nord e Sud;
  • diffidenza nei confronti dell’innovazione da parte di titolari di azienda appartenenti a fasce di età mature;
  • eccessiva tassazione;
  • pesante burocrazia fatta da una serie infinita di norme, dal continuo mutare delle regole, dall’astrattezza dei tempi e dall’incertezza dei flussi di finanziamento;
  • scarsa collaborazione tra pubblico e privato;
  • costante difficoltà nell’accesso al credito;
  • progressiva dequalificazione del capitale umano;
  • scarsa diffusione delle tecnologie;

L’Italia non brilla per l’innovazione ma le piccole e medie imprese sono attive quanto quelle grandi: da un lato i ritardi dell’Italia non tengono conto della specificità del nostro sistema economico ma resta evidente che nelle classifiche internazionali il nostro Paese resti indietro e venga considerato un “innovatore moderato“.
Il 67% delle imprese italiane si considera sufficientemente innovativa ma in realtà ad aver introdotto delle vere e proprie innovazioni è stato il 49%. I settori più innovativi sono quelli della meccanica, dell’elettronica e dell’automotive; seguono l’alimentare, la chimica, il tessile, l’abbigliamento e le pelli.
Tra le principali innovazioni introdotte vi sono:

  • prodotti e servizi (45%)
  • attrezzature, software o tecnologie varie (10%)
  • sistemi di logistica (6%)
  • marketing, distribuzione, acquisto di brevetti, organizzazione del lavoro (tra 1 e 3%)

Come visto, le microimprese faticano ad innovare in Italia ma l’altra faccia della medaglia mostra un ricco tessuto di aziende di media dimensione che rappresenta un grande potenziale anche nel confronto europeo. Se siamo indietro in tutti gli indicatori nella classifica europea, è anche vero che il posizionamento in termini di quota di imprese innovative è buono e superiore alla media.
L’innovazione diventa un percorso obbligato per rispondere alla crisi e per rilanciare la crescita delle PMI: infatti si conferma la maggiore competitività delle imprese che innovano. Le PMI più innovative registrano una crescita del fatturato fino al 2013 nel 29% dei casi, percentuale che si riduce al 15% per le aziende a media innovazione e al 5% per quelle a bassa innovazione. Inoltre le aziende a più elevato tasso di innovazione tendono in maggiore misura ad operare in sinergia con altre aziende facendo parte di reti di imprese, riportando progressi maggiori su fattori strategici per la competitività come l’aumento della capacità produttiva e un migliore utilizzo delle risorse umane.
Se sollecitate da programmi chiari, le PMI italiane sono propositive: lo dimostra infatti la decisione della Commissione Europea di dedicare il 7% del budget di Horizon2020 allo sviluppo di progetti di Ricerca e Sviluppo delle piccole e medie imprese. Il 16% delle proposte pervenute è arrivato dalle aziende italiane.
E’ quindi molto importante stimolare le nostre imprese con aiuti concreti e semplificazioni burocratiche perchè la capacità produttiva e la qualità delle aziende italiane è elevatissima.
Secondo voi cos’altro potrebbe aiutare l’innovazione?

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