E-commerce, dopo le banche un nuovo cancro per l’economia italiana?

Pubblicato il 3 aprile 2013
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Di Maurizio Scandurra.

e-commerceDopo le Banche, l’E-commerce. Non bastava il crollo dei mutui, anzi, a voler essere sinceri sino in fondo la loro estinzione pari a quella dei dinosauri & affini di preistorica memoria, e il funerale celebrato in tutto il mondo (Germania, Gran Bretagna e qualche altro volutamente escluso) dell’accesso al credito al consumo per la gente comune. Povera gente! In tutti i sensi. Sarà forse per l’opposizione di Saturno, o per qualche altro motivo di cui ignoriamo le cause, ma sui primi due citati in apertura di articolo non v’è dubbio alcuno: per le piccole e medie imprese italiane quelle parole fanno rima con morte, distruzione, catastrofe. Tabula rasa, direbbero i Latini. Visioni apocalittiche o escatologiche? Fine del mondo? Assolutamente sì. Ma non nel senso indicato dai Maya, e di tutti gli attendisti e falsi profeti che popolano il nostro già strapopolato pianeta. Gli antichi adagi hanno sempre il loro peso, anche nel presente: non perdono mai di validità. Casomai, ne acquistano. Parecchio, anche.  La mamma degli stupidi, infatti, è sempre incinta, tanto per citarne un altro, mai così moderno come in quest’epoca piena di contraddizioni di sterili contradditori più simili a esercizi di stile di ciceroniana menzione che a adeguate e opportune, concrete strategie di problem solving. E intanto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo I Tecnici si inventa I Saggi: quale sarà la prossima mossa? Zeus e gli dei dell’Olimpo? Aladino e il genio della Lampada? Il cast di Beautiful? Proporrei, giunti a questo punto, il discendente di Walt Disney quale prossimo Presidente del Consiglio! Battute a parte, torniamo però ora al punto di partenza, il famigerato e-commerce. Una spada di Damocle, autogol clamoroso per le PMI. Vediamo bene il perché.

L’E-commerce ci affosserà

Sono 14 milioni gli italiani che acquistano beni e servizi su Internet, pensando di risparmiare, o di fare il bene per le proprie tasche. In pratica, 1 su 2 di coloro che d’abitudine impiegano Internet. Buone notizie, verrebbe da pensare di primo acchito. Per nulla, invece! Il consumo aumenta, ma si impoverisce il territorio. Difficile da capire? Sono dati declarati pubblicamente da Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, Consorzio del Commercio Elettronico Italiano. I beni più amati dagli Italiani, per dirla con un’espressione (niente cucine questa volta, di questo passo non vi sarà davvero più niente da metter sotto i denti!) cara alla brava e bella – fa pure rima, del resto siamo pur sempre un Paese di poeti e letterati – Lorella Cuccarini? In testa alla classifica svettano i libri (14,8%), seguiti a ruota dal settore abbigliamento (13,9%). Vengono dietro computer/hardware (11,3%), viaggi (9,9%), soggiorni (5,4%), musica/dvd (4,8%), smartphone (4,2%), cosmetici (4%), e infine gli elettrodomestici con l’1,5%. Tutto questo non deve far sorridere per nulla. E’ motivo invece di grossa preoccupazione. Almeno per chi è ancora dotato di materia grigia in questo (ig)nobile Paese. Elemento molto più raro in natura di codesti tempi del platino, ma con rendimento assolutamente impari. Torniamo a noi. Ogni transazione di tal genere, malauguratamente, produce sì un risparmio, soltanto apparentemente immediato per l’acquirente. Ma, al contempo, lo lascia in mutande più di quanto egli possa pensare. Senza, per giunta, che questi se ne accorga! Un po’ come le droghe: credi ti distraggano dai problemi quotidiani, mentre quotidianamente ti devastano silentemente i neuroni. Il futuro in questo caso? Nella migliore delle ipotesi, una vita da ebete. Ed è questo il fatto più grave. L’inconsapevolezza di una scelta irrazionale, e controproducente. E’ come pensare di avere una coperta che più la tiri da un lato del letto, più ti scopre dall’altro. Solo che tu non lo sai, e pensi di godere a 360° del tepore di un morbido cantuccio nel romantico ambiente di uno chalet di montagna, privo di ogni riscaldamento. Per giunta solo. Poi sono dolori. E l’influenza (anche i virus, non solo quelli informatici, si sviluppano, migliorano, per lo più molto più in fretta che in passato, complice l’evoluzione naturale – nel caso di specie, innaturale! – di darwiniana paternità), spesso ritorna. Specialmente quando uno meno se l’aspetta. Colpisce nuovamente, e spesso e volentieri fa anche più male di prima. Quando è intestinale, poi è il massimo: ne vieni fuori pesto e malconcio, e la ripresa è lenta, tanto evidente è la debilitazione contratta dall’organismo. Con farmaci e cure ben più costosi delle semplici compresse orosolubili, vitamine effervescenti e quant’altro.

A volte ritornano: è di nuovo tempo di baratto

Lo stesso accade in economia. Le recrudescenze pesano sempre più del primo errore, e il ritorno alla normalità e al buon senso appare sempre più distante. Una meta impossibile, o quasi. Possibile invece che a nessuno degli utenti del web venga in mente di verificare un elemento base: dove sono diretti gli importi prelevati mediante sistemi di pagamento telematico, carte di credito prepagate e non la differenza non conta, home banking et similia? Negli stessi imbuti senza fondo, ove confluiscono i denari che masse incolte e multiformi contestano alla cosiddetta Élite gridando allo scandalo, all’incapacità di questo o quel governo, di quel politico o del ministro tal dei tali, abituate come sono all’inutile e vana protesta di piazza (una volta, ora vanno di moda gli scontri urbani ed extraurbani in formato guerriglia stile Dragon Ball o Nikita, rimetto al lettore la scelta della preferenza). Italiani, sappiatelo: tra chi porta le risorse all’estero, siano esse monetarie o meno, e chi finanzia l’e-commerce di matrice oltreconfine, c’è un solo punto in comune: sbagliano entrambi! Tolgono a Cesare ciò che gli appartiene – il quale, fino a prova contraria, è nato a Roma, allora futura capitale del nostro (Bel)Paese –, per poi regalarlo senza riflettere a Tizio, Caio e Sempronio. E allora, ormai giunti quasi al termine di questo viaggio condiviso ai confini dell’intelligenza (parlar di scienza o conoscenza, in un simil contesto, parafrasando Voyager o Quark, punte di diamante dell’informazione di qualità dell’italica tv di Stato, la gloriosa Rai, con tutto il rispetto per i colleghi giornalisti tv, come il sottoscritto, Roberto Giacobbo o Piero Angela, appare eccessivo) finalmente VisioTrade Spa, leader indiscusso di settore del baratto moderno in Italia, con un colpo di mano imprevisto, svelerà l’antico, e sinora irrisolto, arcano.

E-commerce:  amico della finanza internazionale, nemico dell’economia nazionale

Chi siano veramente quei tre? Noi lo sappiamo, eccome. Hanno nomi e cognomi ben precisi, ahinoi. Ma, essendo i Membri del Board di VisioTrade Spa – fedelissimi e primi indiscussi innovatori del moderno corporate barter – degli autentici Signori, al contrario di chi vuole a tutti i costi fare le pulci ai conti correnti dei poveri italiani (sempre i soliti poveri, mai gli Altri!!!) in nome della nascita di un’anagrafe finanziaria dai nostrani Testoni indicata come panacea possibile di tutti i mali, evasione fiscale in primis – alla stregua delle pettegole sole ed emarginate di ogni età, acquattate in silenzio dietro all’occhiello in ogni condominio, pronte a coglier qualsivoglia minimo battito d’ali sul pianerottolo – guardiamo al peccato e non peccatore. Peccato però (mi si pedoni la voluta caco-fonia), che siano molti di più. Di certo sappiamo che non sono italiani, e si nascondono altrove. Proprio come fanno i vigliacchi e i delinquenti. La nostra nazione? La scelgono solo come meta turistica, quando e se loro conviene. Tutto il resto è noia, per dirla con il buon Franco Califano, recentemente scomparso: un Leonardo della musica italiana, poeta sopraffino. e come la grandiosa mente toscana, tutto genio e sregolatezza. Gli incassi, (sarebbe meglio scrivere “incazzi”) degli italiani e di tutti Paesi in clima di austerità, Spagna, Grecia, Cipro comprese e non solo, alias miliardi e miliardi di euro, spariscono come per magia elettronicamente dai conti correnti nostrani, per poi confluire “allegramente” nelle tasche dei pochi, soliti noti. Spesso multinazionali con sede in Paesi con tassazione agevolata. Di questo nessuno parla, a ciò nessuno pensa, ma tutti guardano alle vendite on line non mediate dal buonsenso e da principi economici sani e moralmente legittimi come alla strada del rilancio. Non è affatto così! Dulcis in fundo, e se nel 2012 “le vendite in modalità e-commerce a livello mondiale hanno superato il trilione di dollari, trainate dalla crescita in nord America (+14% anno su anno e con volumi pari a 365 miliardi di dollari) e nella regione dell’Asia.(+ 33% con volumi pari 332 miliardi di dollari”, come recita trionfalmente, quasi fosse uno scenario di cui gioire o vantarsi, un articolo a firma Lucilla Incorvati apparso sul quotidiano in data 9 febbraio 2013, mi stupisco di come l’autorevole testata si stupisca a sua volta della posizione occupata in classifica dalla penisola più amata al mondo nel medesimo testo, che a un certo punto, dichiara: “Italia, fanalino in Europa: solo 1,5% la penetrazione dell’ecommerce”. Beati gli ultimi, poiché saranno i primi. Mai espressione fu più consona in risposta. Anche perché siglata Parola di Dio, Vangelo delle Beatitudini, autore Matteo. Parte del libro più venduto al mondo da sempre, la Bibbia. I giornali passano, i testi invece restano pro bono per chi verrà dopo. Domani, invece, il titolo in prima è già cambiato e avanti così, nuovo giro, nuova corsa. Dunque, quale garanzia migliore? Forse che un fervido e fertile – speriamo! – barlume di intelligenza sia rimasto, in questo putiferio generale, in qualche mente illuminata, o semplicemente un po’ più campanilista e realmente nazionalista? Nessuno mai, invece, che racconti con onestà e soprattutto una buona dose di coraggio giornalistico di come il fenomeno della cosiddetta migrazione bancaria, ovvero lo spostamento intermittente dei conti correnti da questa a quella banca in cerca di un direttore magari un po’ meno rigido, di qualcuno che deliberi anche un piccolo sconfino o un affidamento utili a ridar temporaneamente fiato, in attesa che il mercato migliori, a privati e aziende al limite del collasso cardio-circolatorio-respiratorio anche per colpa dei gravissimi, imperdonabili, intollerabili ritardi nei pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni, abbia toccato in Italia livelli impressionanti, negli ultimi cinque anni?

Sapere è ricordare: questo l’appello al buonsenso di VisioTrade Spa

Per rilanciare l’economia made in Italy non serve scervellarsi, elucubrando dati e discettando su questioni extraoceaniche prive di senso, oltre che di interesse per la gente comune. La povera gente cui preme di più saper se riuscirà domani a sfangare il pranzo, magari unendolo anche con la cena, per i più fortunati. Non si tratta di populismo qui, bensì di autentico, drammatico realismo. Del resto, sapere è ricordare, diceva Platone. E dal grande schermo l’anziano maestro, ma giovane dentro, di arti marziali protagonista di Karate Kid 4 ricorda a buon diritto che ambizione senza conoscenza è come barca sulla terra ferma. Hanno ragione entrambi ancora oggi. La conoscenza è in noi, la vera forza, il vortice del rinnovamento storico nasce dall’interno: così capita sempre all’uomo che toccato il fondo, colto da una disperazione produttiva che schiude improvvisamente nuovi mondi e altrettante risorse fino a quel momento di passaggio impensabili. L’unico sistema è tornare indietro, quando ci si accorge di aver sbagliato. E più specificamente al baratto, per renderlo moderno in modo virtuoso. Come ha fatto VisioTrade Spa, una moneta complementare spendibile solo tra gli aderenti al circuito privato, generata da vendite e acquisti di beni e servizi realmente erogati, eludendo all’origine tutti quei malefici processi finanziari slegati dal contesto imprenditoriale propriamente detto.

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