Il baratto amministrativo si estende in tutta Italia

Pubblicato il 28 dicembre 2015
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barattoBarattare la propria opera per pagare i debiti nei confronti della Pubblica Amministrazione è una pratica sempre più diffusa.

San Marzano sul Sarno e Baronissi: due piccoli centri del salernitano nei quali da oggi è possibile non pagare più le tasse. O meglio, grazie al Decreto Sblocca Italia, sarà possibile convertire tributi e imposte da parte di cittadini in difficoltà economiche in prestazioni d’opera di equivalente valore, grazie alle quali pareggiare gli importi a debito nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Come funziona il baratto amministrativo è presto detto. Esso rappresenta l’ultima spiaggia, ma al contempo la migliore soluzione per tutti quei comuni nei quali, impossibilitati a mettere a bilancio somme necessarie per la copertura di servizi tesi al benessere della collettività amministrata, questi rinunciano a una parte degli introiti destinati a pulizia, manutenzione o altro, se il cittadino si fa carico di adempiere personalmente allo svolgimento di quelle mansioni.

VisioTrade Spa, la patria della moneta complementare italiana, in tempi non sospetti ha fatto del baratto modernamente e propriamente inteso lo strumento di sblocco di micro e macro economie stagnanti e paludose che, senza tale strada, non sarebbero arrivate da nessuna parte.

Oggi sono più di 3500 i soggetti produttivi titolari di P.IVA (dal semplice artigiano alla grande Spa), attori di un virtuoso ciclo economico in cui ciascuno acquisisce ciò che gli occorre, remunerandolo semplicemente con la propria forza lavoro. Invenduti, costi di magazzino, deprezzamento delle merci: tutti termini che il mondo del corporate barter non conosce, a fronte di parole migliori per suono e significato quali aumento del fatturato, consolidamento del portafoglio clienti, risparmio di liquidità, incremento delle relazioni professionali, consolidamento aziendale generale, regolarità fiscale contributiva.

Tutto questo si chiama VisioTrade Spa. E, dal 2009 a oggi ha prodotto volumi di affari superiori ai 110 millioni di euro: un PIL equivalente che altrimenti non avrebbe mai visto la luce senza l’ausilio dell’EuroCredito, la prima moneta complementare italiana.

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