Il baratto salva imprese contro il decreto affossa italiani

Pubblicato il 26 marzo 2013
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Politica economica europeaDi Maurizio Scandurra

La notizia ha fatto in breve il giro d’Italia. Non certo nel senso epico ed eroico di campioni delle due ruote come Fausto Coppi, Gino Bartali, o Marco Pantani, che al loro passaggio in Maglia Rosa stimolavano sorrisi, applausi e grida di gioia nelle centinaia di persona assiepate come sardine in scatola contro le transenne, pronte ad attenderli. E’ ufficiale. E’ nata l’anagrafe dei rapporti finanziari. E non è certo un lieto evento. C’è solo più da piangere, ormai, come recita il titolo di una memorabile pellicola con Massimo Troisi e Roberto Benigni. Il provvedimento, incluso nel “geniale” decreto Affossa-Italiani, legislativamente noto invece come “Salva-Italia” (titolo più esilarante non si poteva trovare per definirlo: come dire, oltre al danno, la beffa!), è divenuto attuativo. In Italia non esisteranno più segreti, (neanche fra coppie che si tradiscono, tanto ci sono i social che scovano gli arcani nascosti, Facebook e Twitter in testa), salvo quelli di Stato. Che non si capisce per quale motivo, in democrazia (parola che dovrebbe far rima, ahimè, con trasparenza), debbano invece continuare a esistere. In concreto, tutto ciò significa che lo Stato ha obbligato le banche a trasferire tutti i dati di tutti i conti correnti all’Agenzia delle Entrate, a partire dai rendiconti del 2011 (che dovranno pervenire all’Ente il 31 ottobre 2013, rovinandoci oltretutto anche il veglione di Halloween e la Festa di Ognissanti), per far sì che i movimenti di ciascun cittadino siano elementi incrociabili con quelli delle dichiarazioni dei redditi, al fine di scovare, a detta loro, più facilmente gli evasori. Che non sono i piccoli che dichiarano e non  pagano non perché non vogliono ma perché non ce la fanno più, con un pressing fiscale pari quasi al 50% e lo spread in costante risalita, bensì i Grandi Gruppi di Potere (chi ha orecchie per intendere, intenda!). O tempora, o mores!, avrebbe esclamato oggi il buon Avvocato Cicerone: che, tradotto, con termini più gergali e moderni, vuol dire semplicemente “Dove siamo mai andati a finire?”. Dopo il redditometro, arriva il controllo, “con il cardio-frequenzimetro”, come dice il Presidente di VisioTrade Spa, l’Ing. Bilucaglia. Il denaro così, già sconfitto dal baratto (unica forma di concreto rilancio delle imprese, cosa che i nostri politicanti, perché la parola politico non è meritevole di essere impiegata per gente così insulsa, non hanno ancora compreso), diventa dunque inutile anche per lo Stato(=noi, i cittadini): la gente tremerà sempre più nell’usarlo. Esiste infatti già la sindrome da infarto da raccomandata. I portinai degli stabili delle nostre città la conoscono bene, specialmente quando tocca loro l’ingrato e triste compito di consegnare drammi su carta ai malcapitati inquilini, magari già conci, avviliti e sufficientemente pesti la sera dopo una giornataccia no! E allora guai a chi, in tv, sui giornali, o ovunque, pubblicamente, si permetterà di smentire questo dogma: “L’Italia è uno Stato – Stato ?! – di Polizia Tributaria”. Sappia che verrà additato al pubblico ludibrio come un bugiardo, un cieco, uno stolto, o più semplicemente un giullare che vive al di fuori della realtà. Siamo tornati al tempo della dittatura. Solo che quella svoltasi fra le due guerre, almeno, aveva forse un po’ più di dignità di quella corrente. Era reale, si vedeva e toccava con mano, per quanto intrinsecamente sbagliata e deleteria. Qui invece, nel caso di specie, è ancora più grave e ingiusta, come tutti i regimi monocratici autoritari: perché è fatta da un’oligarchia di pochi poteri forti. I quali, anziché pensare al bene del Paese – credendo che basti prendere in giro gli italiani con formule e formulette e grandi discorsi del piffero fatti in ogni dove dello Stivale, per essere educati e rispettosi verso chi legge – fanno sottobanco e di nascosto (proprio come gli inetti e i vigliacchi), gli interessi di una Certa Europa, Germania in primis. Lasciandoci tutti non solo senza mutande, ma persino al bagno, colti da un fastidiosissimo e comunissimo male facilmente intuibile ai più arguti che ci ancora saldamente – nessuno escluso – alla toilette. Proprio come Vittorio Alfieri alla quercia. O meglio, alla tazza, ma non a quella del caffè, bene che invece conoscerà una crescita di fatturato, come le sigarette, per chi ancora potrà permetterseli, per cercare di sedare rabbie e ansie per questo ignobile stato di cose che non possiamo né dobbiamo più tollerare. Però con una grande, sostanziale differenza: che in questo caso non si tratta affatto di letteratura o poesia. Ma di dura, triste realtà. E allora, per dirla con una melodia ormai divenuta un evergreen come una canzone di Domenico Modugno, “Meno male che VisioTrade c’è!”.

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