Italia, Rincari per Sostenere il Decreto-Scuola

Pubblicato il 14 ottobre 2013
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Decreto Scuoladi Maurizio Scandurra

 

Il Premier Enrico Letta ha annunciato una pioggia di milioni a cascata per la scuola, circa 400. Da dove vengono, ci si chiede in giro, questi soldi? Manna dal cielo? Miracolo? No, niente di tutto questo. Anzi, dolori sulla schiena, testa bassa e camminare dritto. Perché di questo passo, agli italiani, non resterà neanche più un euro per il caffè: al centro, come la birra, gli alcolici, l’Irpef, di una serie di aumenti che, di punto in bianco, produrranno un rialzo del pressing fiscale a carico dell’utente medio consumatore del 33% a partire dal mese di ottobre. E le sigarette? Non sfuggono al dramma dei rincari neanche quelle! Insomma, tutto ciò che rappresenta il complemento alle più consuetudinarie abitudini giornaliere di socializzazione diverrà da bene diffuso merce di lusso. Appannaggio per pochi. Perché quanto or ora esposto che cos’è? Un bonus pro bono ai cittadini? Anche i popoli in via di civilizzazione, allocati in continenti da noi distanti, sanno benissimo che per far ripartire l’economia basta alleggerire il pressing fiscale: far pagare di meno, ma a tutti. Certi del fatto che tutti pagheranno, perché riconosceranno in tal gesto un segno di equità sociale. E se è vero che l’istruzione è il primo passo per il bene di un Paese, lo è altrettanto il fatto che, per continuare a istruirci, non possiamo toglierci il pane di bocca. Non è questa la strada per lo sviluppo. Almeno, non per quello intelligente e sano.

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