La Cina rallenta, opportunità o minaccia?

Pubblicato il 12 ottobre 2015
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La Cina frena la crescitaL’economia cinese rallenta, la comunità economica studia le contromosse.

Se l’aumento straordinario della crescita demografica in quel di Cina potenzialmente offre un bacino pressoché infinito di risorse umane da impiegare, complici anche gli spostamenti degli asset economici mondiali verso quella parte del mondo, l’economia rallenta ancora. Indicatore di ciò è il pesante calo delle importazioni, necessarie per produrre, che segnano uno stop superiore al 20% abbondante rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.

Logica conseguenza ne è il fatto che a perdere colpi sia anche l’export, oltre il 3,7% in meno. Dati eloquenti, che non si registravano in quelle terre lontane da anni. Da qui il forte dubbio da parte dell’esecutivo di Pechino a segnare un +7% quale tasso di crescita medio annuo previsto per il 2015 ancora in corso.

Nonostante crisi e recessione non risparmino neanche il mondo dagli occhi a mandorla, i cinesi e le autorità competenti in materia economica sono ottimiste: dopo aver varato proprio in questi giorni un piano programmatico di sviluppo quinquennale, è convinzione comune laggiù che il tasso medio di produzione annua si attesterà dal 2016 al 2020 su un buon +8% fisso.

La flessione del gigante orientale potrebbe avere qualche ripercussione anche sull’economia europea, ma anche risvolti positivi: soprattutto il calo dei costi delle materie prime, che potrebbe rendere meno onerosa la produzione industriale nostrana.

In un risiko mondiale dell’economia è affascinante valutare come ogni attore sia fortemente interconnesso con tutti gli altri paesi del globo.

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