Lavoro, in miglioramento i dati italiani

Pubblicato il 27 settembre 2015
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Disoccupazione in caloGli ultimi dati forniti dai maggiori istituti di indagine demoscopica accendono i riflettori sul futuro dell’Italia che produce. Il tasso dei disoccupati è destinato a calare anche se lievemente in vista dell’avvento di congiunture economiche decisamente più favorevoli, anche se nel medio-lungo periodo, rispetto a quanto attraversato sin ora, e in special modo anche in passato.

L’agosto appena conclusosi porta con se via lo spauracchio della paura psicologica del celeberrimo 12%, quale indice medio di disoccupazione preoccupante. Certo, è da considerarsi il fatto che la bella stagione reca con se possibilità di impiego temporaneo specie nel settore alberghiero e turistico, che non giustificano comunque il fatto di un reale decremento di coloro che sono in cerca di un’occupazione fissa: occorrerà dunque attendere il trimestre a venire, per verificare realmente se l’aumento di posti di lavoro o il mantenimento di quelli già acquisiti nei mesi precedenti potrà definirsi quale dato stabilmente definito.

Sotto il profilo puramente formale i contratti a termine, in linea con quanto previsto dal Jobs Act, si mantengono in pole position. Aumentano di fatto però, grazie a tale provvedimento governativo, gli effetti di turn over: come dire il numero di lavoranti si mantiene costante, per via di un ciclo di ricambio degli stessi.

Per uscire dalla crisi, occorre stabilizzare l’occupazione, trasformando in indeterminati i posti di lavoro a scadenza, mediante l’avvio di una politica economica capace di risanare i conti degli italiani e dello Stato attraverso una forma di rivalorizzazione pesante e decisiva del core business italiano: il manifatturiero, l’artigianato, il tessile, con un occhio potentemente proteso verso l’export che tutto il mondo ci invidia.

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