Moneta unica? Servono le valute complementari per uscire dalla crisi

Pubblicato il 22 gennaio 2014
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La moneta complementare per uscire dalla crisidi Lorys Bencini

Il Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni è intervenuto a Milano al Convegno organizzato dall’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), sottolineando, nel corso del proprio intervento, come secondo lui la crisi in atto sarebbe stata di gran lunga più grave e peggiore se l’Italia non avesse avuto l’euro, la BCE (Banca Centrale Europea) e le istituzioni europee. Quindi, a livello governativo, la moneta unica viene vista come un punto di forza per il nostro Paese. E nel contempo ha parlato anche di ripresa esprimendosi in termini di fiducia in tal senso per i mesi a venire.
L’opinione pubblica invece, e anche un certo giornalismo influente, invece, è sempre più propenso a dichiarare a buon diritto e a ragion veduta che l’euro che ha soppiantato la tanto cara e sempre più rimpianta lira è equivalso per noi a una progressiva perdita di sovranità popolare.

Lo dice la gente, lo ribadiscono anche importanti e noti esponenti governativi sia di maggioranza che di opposizione, o larghe intese, se così preferiamo esprimerci, con questo termine che va per la maggiore ma che in fondo per le tasche degli italiani si traduce nell’antico adagio del “tutto fumo e niente arrosto”.

In un certo senso, la situazione che si è venuta a creare economicamente in questi ultimi cinque anni, ha dimostrato di fondo che l’euro è incompleto. Come dire, occorre affiancargli un qualchecos’altro di positivo e realmente funzionaale per poter ripartire con una ragionevole ripresa. E poichè la filosofia di VisioTrade Spa è che non esistono problemi, ma soluzioni, con il baratto fra imprese abbiamo individuato una strada alternativa all’euro medesimo.
E allora, se non è possibile riavere la lira, ecco il perché diventa fondamentale percorrere la strada delle valute complementari: monete non fior di conio, non materiali, ma battute, per così dire, da zecche telematiche che, al contrario dell’euro, danno la misura esatta del controvalore di scambio commerciali essenziali per muovere l’economia che altrimenti non avrebbero ragion d’essere, a discapito di imprese, occupazione e fatturato. A discapito anche dello Stato stesso: se la gente non produce, la gente non può pagare. Non è sillogismo, questo, ma semplicemente pura, triste realtà.

VisioTrade, azienda italiana leader nel baratto fra imprese, l’ha capito precorrendo i tempi a inizio crisi sin dal 2009, da quando è nata: l’Eurocredito, la prima valuta complementare che è nata con lei, in soli quattro anni ha prodotto transazioni equilibrate di beni e servizi in termini di bilanciamento corretto e soddisfacente tra domanda e offerta per oltre 80 milioni di euro. L’eurocredito fa, l’euro invece disfa. E’ ora di guardare avanti, verso nuovi mercati ancora tutti da scoprire e incrementare grazie all’innovativo sistema del corporate barter.

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