Ripartiamo dal baratto…

Pubblicato il 7 maggio 2014
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la moneta complementare ed il corporate barter
Il concetto di moneta complementare e di Corporate Barter (baratto tra aziende), esiste già da molti anni ma negli ultimi tempi si sta affermando sempre di più come possibile antidoto alla crisi economica, con l’obiettivo di sostenere la capacità produttiva delle imprese ed incentivare i consumi.
Il Corporate Barter funziona anche in Spagna dal 2007 e l’anno scorso un sindaco lo ha proposto come progetto pilota per la sua città: gli abitanti del suo paese hanno la possibilità di pagare nella valuta alternativa alcuni dei servizi comunali.
Il baratto tra aziende si è dimostrato un’ancora di salvataggio nei periodi più difficili della crisi e sicuramente potrà essere decisivo per sostenere la flebile ripresa stimata.
Con questo sistema le piccole e medie imprese riescono a combattere l’assenza di credito: infatti mai come negli ultimi tempi si è registrato un tasso di adesione cosi alto ai vari circuiti di “compensazione multilaterale”: si tratta di un sistema anticiclico in quanto quando il mercato del credito rallenta, quello della moneta complementare cresce di pari passo. Il tutto è basato su logiche di multilateralità in quanto lo scambio non è effettuato solo da due parti ma all’interno di un circuito, un network nel quale chi acquista beni o servizi si assume un debito che potrà compensare successivamente con la vendita di beni o servizi propri.
La moneta complementare convive con l’euro con l’obiettivo di muovere l’economia locale e fornire capitale circolante alle aziende, in modo da correggere le inefficienze del mercato, almeno nel breve periodo.
Spesso, quando si parla di moneta complementare la si associa erroneamente al tanto discusso Bitcoin ma in realtà vi sono alcune differenze: cerchiamo di coglierne gli aspetti principali.
La moneta complementare serve a recuperare il potere di acquisto perso durante la crisi; è un sistema accettato e utilizzato all’interno di un gruppo ben preciso, di una comunità per facilitare e favorire lo scambio di merci: ogni azienda che decide di entrare dentro al circuito scambia i beni e servizi attraverso l’utilizzo della moneta complementare: chi vende non è obbligato ad accettare la merce dell’acquirente ma può comprare ciò che gli serve attraverso altri fornitori del network. La moneta diventa cosi libera dai meccanismi inflattivi e speculativi esercitati dalle banche private e da quelle centrali. Prima di poter entrare a far parte del circuito, le diverse imprese vengono analizzate e vengono inserite nel network solo se in grado di soddisfare le esigenze all’interno del circuito.
Inoltre, nelle monete complementari esiste un tasso di interesse negativo per cui la moneta detenuta e non messa in circolazione perde valore e questo incentiva lo scambio ed il consumo: infatti piuttosto che nell’accumulo di denaro, si incoraggiano gli scambi e la cooperazione. Infine, nei circuiti di moneta complementare, ogni transazione è garantita dal rischio di insolvenza mediante specifiche coperture.
Il concetto è molto semplice: ogni giorno si utilizzano varie forme di monete complementari: i buoni pasto ad esempio o i programmi per i punti fedeltà che sono “monete” che consentono di acquistare beni e servizi e sono complementari rispetto all’euro.
La valuta virtuale, il cosiddetto bitcoin invece è una moneta dematerializzata, da utilizzare in rete:
viene trasferita da persona a persona senza necessariamente passare attraverso intermediari;
non viene scambiata all’interno di un circuito circoscritto ma i dati necessari ad utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più pc e possono essere trasferiti attraverso Internet verso chiunque disponga di un indirizzo bitcoin;
la base monetaria è regolata da una funzione asintotica che tenderà alla cifra di 21 milioni nel 2033, questo elimina le politiche di controllo utilizzate convenzionalmente dalle banche centrali attraverso tassi d’interesse e d’inflazione;
nessuno fa da supervisore tra le parti;
gli scambi di bitcoin possono essere del tutto anonimi e non controllati dalle autorità nazionali (che ancora non hanno adottato una linea comune nei confronti di questo strumento).
Ecco perché la moneta virtuale può essere considerata potenzialmente più rischiosa.
Speriamo di aver dato qualche piccola delucidazione e spinta verso questa nuova concezione di scambio e di mercato.

Un commento

  1. Pingback: Tutte le verità sul Corporate Barter - VisioBlog

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