Scambi e condivisione, opportunità per l’occupazione giovanile

Pubblicato il 8 aprile 2014
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Sharing economy e condivisione, forme di economia alternativaIn un momento storico in cui le parole chiave per emergere sono duttilità, elasticità e capacità di adattamento, aumenta il numero di giovani che arricchiscono i propri curricula vitae di esperienze fra loro molto distanti. Spesso anche per nulla coerenti con gli studi che hanno fatto.

Questo, se da un lato denota una indiscussa buona volontà, dall’altro consente una lettura del dato in una chiave differente: in questo Stato la specializzazione del lavoro, tanto alimentata e auspicata trova poi difficoltà nel concreto a realizzarsi.

Inoltre le aziende sono sature di personale e difficilmente hanno la possibilità di stabilizzare i nuovi assunti. Di qui la fuga dei cervelli, la fuga delle mani artigiane, la nostalgia e il rammarico che per vivere dignitosamente bisogna guardare al di là dei confini nazionali. Ma la frustrazione nasce anche dal fatto che, per andare all’estero, occorrono comunque almeno dei piccoli capitali di partenza.

Le nuove economie sono l’unica strada da percorerre. Ma poichè sono slegate da logiche lobbistiche, questo è il vero motivo per cui a livello centrale pochi ne parlano o le danno l’importanza che meritano. Queste forme di business già molto diffuse all’estero e che stanno prendendo piede anche in Italia, finalmente. Stiamo parlando di attività basate sullo scambio e la condivisione dei beni e dei servizi, sulla produttività a km zero… Tutte iniziative che potrebbero sviluppare percentuali di PIL rilevanti senza investimenti particolari e che potrebbero riassorbire una fetta importante di disoccupazione giovanile.

Un commento

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