Sharing economy, quando lo sviluppo è condivisione

Pubblicato il 10 agosto 2015
Condividi

condivisione e sviluppo economicoUna delle grandi differenze del local nei confronti del global (per utilizzare la terminologia contemporanea), o del piccolo paese rispetto alla grande metropoli, sta nel fatto che le vecchie comunità erano fondate anche sull’aiuto reciproco, la collaborazione, la condivisione, mentre la società di oggi è notoriamente più individualistica.

Nelle grandi città, spesso, anche dopo anni, non si va oltre il semplice saluto coi vicini di casa. Con la crisi che stiamo avvertendo dal 2008, le cose sono via via cambiate, facendo emergere una società in cui, venendo a mancare sempre più quel senso social-democratico che le democrazie post belliche avevano sviluppato e attuato sino a qualche decennio fa, la forbice sociale tra ricchi e poveri si fa sentire con maggior vigore. Motivo per cui facilmente, e anche sempre più prolificamente, si riscontrano più situazioni in cui i cittadini stessi realizzino quel senso comunitario e di coesione partendo dal basso.

Oggi assistiamo, anche in questo caso con la terminologia anglosassone, al diffondersi di pratiche quali il “car pooling” (condividere un auto per ripartire le spese di viaggio, praticamente una sorta di autostoppisti del XXI secolo), il “crowd funding” (finanziamento collettivo in rete per supportare e sostenere una buona idea imprenditoriale), il “cohousing” (insediamenti abitativi costituiti da ampi spazi comuni per dividere le spese), il “book crossing” (si lascia un libro in zone adibite affinché possa essere preso da altri che lo leggano e lo facciano circolare), il “coworking” (messa a disposizione di spazi e scrivanie per far lavorare solitamente giovani e liberi professionisti).

A queste pratiche, si aggiungono poi attività rivolte alle persone più bisognose come la colletta alimentare e il banco farmaceutico (per raccogliere cibi e medicine da distribuire a chi ha meno), associazioni di consumatori (suddivise sempre più in ambiti molto settorializzati).

Il corporate barter di matrice moderna a marchio VisioTrade Spa non fa altro che dare un indirizzo specifico a tutto quanto sopra descritto, ponendosi quale sistema di pagamento sicuro per gli aderenti al circuito nonché reattore  e catalizzatore di sviluppo e business in un’epoca storica contingente in cui, a fronte della crescita esponenziale della cosiddetta “sharing economy”, parlare di denaro appare poco più che un’utopia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *